Quando si tratta di tirare fuori i ricordi di quando eravamo bambine, io sono quella che ha rimosso almeno una metà degli eventi, o delle piccole cose che mia sorella invece ricorda alla perfezione. Tanto che ogni volta tutti mi prendono un po’ in giro sulla mia memoria poco affidabile.
Però, se chiudo gli occhi e ripenso a quando mia zia arrivava da Roma con le buste dei panni dismessi da mia cugina più grande riesco addirittura a ricordarmi l’odore di quelle sporte e dei vestiti che zia aveva lavato con cura con il suo ammorbidente preferito.
E così, l’abitudine di ricevere vestiti usati, donarli o scambiarli è un’abitudine che per me è naturale da sempre. E quando sono nate le mie figlie ho continuato a portarla avanti con gioia, rispondendo con sorpresa a chi mi chiedeva “Se non ti offendi potrei regalarti i vestiti che mia figlia non porta più”: “E perché dovrei offendermi?”
Le bimbe in particolare indossano da anni vestiti usati, e a loro volta (oltre ad averli riusati tra di loro) hanno imparato a donare quelli che non usano più alle figlie delle mie amiche, o a qualche associazione di volontariato. I vestiti però sono la parte più facile quando si tratta di dare via qualcosa. Spesso si tolgono alcuni pezzi dal guardaroba perché siamo cresciuti, ingrassati o dimagriti, oppure perché ci siamo stancati di portarli.
Un po’ più difficile è fare la stessa cosa con gli oggetti di casa o con quelli personali. Ogni anno ormai da diversi anni (da quando le pause forzate della scuola e dei centri estivi ci tengono un po’ più a casa in estate) agosto e settembre sono dedicati al decluttering. Quello che non usiamo più (vestiti o giochi, ma anche utensili, elettrodomestici e mobili) negli anni ha quasi sempre trovato una nuova casa prima di essere destinato al centro ambiente. E ci ha resi ogni anno un po’ più consapevoli di quello che acquistiamo e di quanto acquistiamo. Ne hanno guadagnato la nostra casa , le nostre tasche, ma soprattutto il nostro ambiente. ❤
Il cammino verso la consapevolezza in tal senso è ancora lungo, anche e soprattutto con le bimbe che (pur guardando pochissima tv) sono molto più influenzabili dalle mode passeggere e dai bisogni indotti. Più crescono (Sveva è alle medie da quest’anno) e più faccio difficoltà ad affrontare questo tema con loro, in effetti.
Quando abbiamo cambiato casa e siamo venuti a vivere in campagna le nuove stanze sono state disposte in maniera completamente diversa rispetto al vecchio appartamento. Di conseguenza molti mobili sarebbero rimasti fuori, e non saremmo riusciti a piazzarli qui. Così, un po’ per scherzo e un po’ convinta del fatto che quei mobili avrebbero dovuto trovare una nuova vita, ho deciso di metterli in vendita. In poco tempo non solo avevo trovato una casa a diversi mobili che non potevo più tenere, ma avevo anche messo da parte un po’ di soldi che mi avrebbero permesso di completare l’arredamento delle nuove stanze. I letti delle bimbe, la scarpiera, l’amaca, le scrivanie, la vetrina da ristrutturare per la cucina sono solo alcuni esempi delle cose che siamo riusciti ad acquistare coi soldi dei mobili venduti, che altrimenti sarebbero finiti abbandonati in qualche garage, perché “lo tengo, non si sa mai”.
Vendere un oggetto che non usi più è una buona abitudine non solo per recuperare un po’ di soldi, ma anche per ridargli vita in mano a chi quell’oggetto lo stava proprio cercando.
Svuota la soffitta
Nel 2014 abbiamo creato un piccolo gruppo Facebook locale, per favorire lo scambio, l’usato e il baratto. Nel giro di poco tempo le persone del gruppo avevano già fatto ottimi affari, e soprattutto iniziava a diffondersi l’idea che fosse realizzabile lo scambio, il baratto e la vendita dell’usato anche in un piccolo paese come il nostro. Dopo poco, si è realizzato anche sogno nel cassetto di una giornata di scambio e baratto dal vivo (anzi più di una, che abbiamo ribattezzato proprio “scambio di stagione”). E’ incredibile realizzare, in giornate come queste, quante delle cose che noi non vediamo l’ora di far uscire da casa trovano posto nelle case di qualcuno che stava cercando proprio quel pezzo lì.
Con questa consapevolezza diventa davvero semplice fare spazio in casa con una giornata di decluttering intenso. Io sono ancora ben lontana dal minimalismo che tanto mi piacerebbe mettere in pratica (ma del resto con tre figlie la vedo durissima), ma se scambiare qualcosa o vendere o comprare un oggetto usato risparmia un pezzo alla discarica da una parte e un nuovo acquisto dall’altra… credo che siamo già a buon punto!
Oggi dona qualcosa che non usi più, vendi o compra un pezzo usato, scambia un oggetto o semplicemente metti mano alla cassettiera per vedere se qualche pezzo del tuo guardaroba che non usi mai può essere ceduto e condividi la tua esperienza con l’hashtag #30ecodays e invita tuttə a fare altrettanto!
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