
Di cibo abbiamo già parlato tantissimo in questi primi venti giorni dei nostri 30ecodays, dal pane, all’orto, all’autoproduzione, ai prodotti del commercio equosolidale e a come organizzarci per comprare i nostri cibi con meno imballaggi possibili.
Frutta e verdura di stagione
Il primo passo che ho fatto nel mio percorso verso una vita più consapevole è stato proprio cercare di cambiare gli ingredienti che portavo in tavola ogni giorno, scegliendo di mangiare il più possibile biologico o comunque locale. Poi mi sono messa in testa di farmi da sola la mia pasta madre, e pian piano dedicare qualche energia in più all’autoproduzione. Da lì a poco è nato il nostro piccolo GAS (Gruppo di Acquisto Solidale) che ci ha permesso di scoprire tanti produttori (locali e non) e di reperire tanti degli ingredienti biologici che a quel tempo erano ancora difficilissimi da trovare nei negozi della zona (parliamo di dodici anni fa).
Ho iniziato a portare in tavola solo frutta e verdura di stagione, guardando ogni volta la provenienza di ognuna e adattando man mano le ricette ai prodotti che trovavo in quel periodo dell’anno. E’ stata la parte più difficile, lo ammetto, perché per tanti anni, nonostante a casa dei miei avessimo sempre avuto l’orto, non ci si era badato mica. Quando finivano le verdure dell’orto, semplicemente, si compravano in negozio, senza fare tanto caso al fatto che non fossero più di stagione. Tuttora, soprattutto nelle stagioni intermedie in cui il nostro orto è poco produttivo, controllo minuziosamente i cartellini con la provenienza dei prodotti, cercando di scegliere quelli più stagionali o quelli prodotti localmente. Per le banane e altri prodotti ovviamente c’è sempre l’eccezione, ma per il resto riusciamo a scegliere quasi solo verdura e frutta italiane e di stagione.
Direttamente dal produttore grazie ai GAS
Tanti dei prodotti che portiamo in tavola li acquistiamo direttamente dal produttore, organizzandoci insieme ad altre famiglie per fare un acquisto collettivo. Abbiamo fondato il nostro GAS (gruppo di acquisto solidale) più di dieci anni fa. In quel periodo nei negozi del nostro paese si trovavano ancora pochissimi prodotti biologici, nessun prodotto equosolidale e i prodotti locali si contavano sulle dita di una mano. Credo che non dipendesse solo dalla poca consapevolezza dei negozianti, ma anche e soprattutto dal fatto che non c’era attenzione e richiesta da parte della maggior parte degli acquirenti. Acquistare tramite GAS direttamente dai produttori ci ha permesso di conoscere tante belle realtà locali e non, che condividono i nostri valori e vogliono mettere a tavola cibo che faccia bene a noi e all’ambiente. Visitare alcune delle nostre aziende di persona è stato un enorme privilegio per noi e per le nostre famiglie, che hanno visto un altro modo di produrre e di vendere i prodotti della nostra terra. Negli anni sono cambiate tante cose, alcuni prodotti (tanti!) hanno iniziato a fare capolino anche tra gli scaffali dei supermercati, e soprattutto le piccole botteghe (una di queste l’ha aperta una delle ragazze del nostro GAS, per dirne una) hanno iniziato a proporre prodotti locali e biologici, per un pubblico che man mano era diventato più attento e più numeroso. Quella che era l’attenzione di poche famiglie è diventata pian piano l’attenzione di tante più persone, ed è davvero un bene per tutti, anche per i negozianti. Mi è capitato spesso, negli anni, di avere l’obiezione da parte di qualcuno sul fatto che aver fondato un GAS potesse farci guardare con astio da parte dei commercianti. Rispondo sempre di no, e che la nostra esperienza ci ha dato ragione. Se i nostri negozi avessero avuto i prodotti che cercavamo, infatti, non ci saremmo mai sbattuti a fondare e mantenere il gruppo di acquisto. Con il GAS abbiamo messo in pratica e dato voce a quello che era un cambio di direzione che i negozianti stessi avrebbero potuto fare, e che alcuni hanno fatto. Se non è una eco azione forte questa…
Cambiamo mensa
Ricordo ancora quando nella prima riunione del Comitato Mensa uno dei rappresentanti rispose, alla mia proposta di aumentare la percentuale di prodotti biologici presenti nel menu: “Poverini, adesso anche biologico gli volete far mangiare?”. Adesso, a distanza di parecchi anni, nella mensa del nostro piccolo Comune ci sono cereali, pasta e legumi biologici, frutta e verdura di stagione, carne locale, piatti unici e tante altre cose che fanno bene all’ambiente ma soprattutto ai bambini. Le verdure non sono apprezzate lo stesso (come in tutte le mense scolastiche e soprattutto come la maggioranza dei bambini di questa età), ma sapere che gli ingredienti base sono biologici o locali dovrebbe rassicurare tutti, non solo i genitori più attenti!
Non sprechiamo
Lo spreco alimentare in Italia è stimato sui 15 milardi di euro, di cui quasi 12 miliardi riguardano lo spreco domestico. I dati sono stati presentati dalla FAO in collaborazione con l’osservatorio Waste Watcher di Last Minute Market / Swg sull’Economia circolare, la sostenibilità e gli sprechi. Cerchiamo allora di fare più attenzione alle scadenze, controlliamo la nostra dispensa e organizziamo magari una settimana al mese di “svuota frigo” per evitare di lasciare troppo a lungo i nostri cibi in dispensa. Questo non vale ovviamente per tutte le autoproduzioni, ma su quelle di solito ci si regola ormai per tradizione. Io, per dire, ogni anno ternino la scorta di passata di pomodoro sempre troppo presto! In tutta Italia sono sempre di più le associazioni Onlus che si occupano di recupero cibo nelle mense o nelle feste (matrimoni, ad esempio). Una volta recuperate le eccedenze alimentari hanno il compito di trasportarle, nel giro di poche ore, ad enti caritatevoli, case famiglia e altre realtà sociali.
Quanta attenzione fai a quello che porti in tavola? Fai già parte di un gruppo di acquisto, o nella tua zona non serve perché trovi prodotti biologici con facilità? Conosci chi produce quello che mangi?
Condividi la tua esperienza con l’hashtag #30ecodays e invita tuttə a fare altrettanto!
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