
Oggi siamo arrivati a metà del percorso, e devo dire che sono stati quindici giorni davvero impegnativi per me! Quello che posso dire con certezza, però, è che con ogni mail ho ricevuto molto di più di quello che ho dato. 😊
Gli spunti che ho scritto in queste prime due settimane del progetto erano sicuramente banali per la maggior parte degli iscritti, che avranno pensato “ma dai… è scontato!”, e qualcuno a dire il vero me l’ha anche detto. In realtà, credo che niente sia scontato, e ogni azione proposta ha tante sfumature e risvolti (e approfondimenti!) che andrebbero esplorati e provati davvero tutti.
Dell’argomento di oggi qualcuno ne ha già parlato nel giorno dedicato all’orto, in quello dedicato al pane e in quello della cena vegana (a proposito, com’è andata con la cena vegana?). Ma non potevo assolutamente non dedicare un giorno intero all’autoproduzione! Che non è il semplice “Cosa cucino per cena?” (o almeno, non solo) ma è davvero una vera e propria rivoluzione, per dirlo con le parole della mia amica Grazia che ne ha parlato in questo articolo già qualche anno fa (e ci ha scritto anche un libro).
E perché mai dovrebbe essere una rivoluzione? Perché è con l’autoproduzione che potremmo cambiare le cose. Non tutte, non tutte insieme. Ma tante di quelle che abbiamo visto in questi giorni sì. Potremmo mettere le mani nella terra per piantare il nostro primo rosmarino, o una piantina di pomodori in vaso. Oppure fare il pane in casa per la prima volta, ma anche tanti altri prodotti che acquistati in negozio avrebbero richiesto molti più imballaggi, trasporti, intermediari, e quindi avrebbero avuto un costo più alto (non solo ambientale). Potremmo recuperare anche un po’ di tempo anche per guardare il tramonto la sera, perché autoproducendo di più avremmo bisogno di lavorare un po’ di meno.
Cosa potremmo fare da soli?
Frutta, verdura, erbe aromatiche, frutta secca, yogurt, latte vegetale, formaggi, pane, pizza, crackers, snack e merende varie, dado vegetale, frutta essiccata, conserve dell’orto di ogni tipo, marmellate, liquori, spremute, succhi di frutta, tè freddo, vino, aceto, tisane. E non solo qualcosa da portare in tavola: anche il fai da te, il cucito, i detersivi, i cosmetici… l’elenco è davvero infinito. L’unica regola che ti consiglio di seguire, per esperienza, è di farlo secondo i tuoi tempi, le tue passioni e le tue capacità. Autoprodurre tutto diventa un vero e proprio lavoro a tempo pieno, e spesso il gioco non vale la candela.
Tramanda i saperi
Da piccola, durante le vacanze estive, ero sempre a casa con mia madre e con mia sorella . Spesso scendevamo da mia nonna che ci faceva passare il tempo a sgranare i piselli, o a fare una delle tante attività manuali “di contorno” quando si hanno tanti prodotti dell’orto da sistemare per l’inverno. Ricordo quando si accendeva il forno a legna per cuocere il pane (e poi la pizza, e poi un ciambellone), quando si preparavano i pomodori per fare la passata o quando avanzava un po’ di marmellata calda nell’ultimo vasetto che così non andava messo a bollire, e noi potevamo mangiarla così, tiepida sul pane. Quando ho riscoperto l’autoproduzione è stato come se le esperienze dell’infanzia tornassero a galla e le ritrovassi lì, pronte ad essere messe in pratica, anche se pensavo di averli dimenticati tutti, quei saperi. E invece bastava solo cercare le ricette giuste, o la compagnia per realizzarle. Così, in questi anni, dopo aver imparato e sperimentato tanto, ho condiviso tante ricette nel blog, ho tenuto corsi sulla pasta madre o laboratori di cucina per bambini. Ho collaborato con la scuola per fare coi bimbi la pizza, il pane o i grissini. Ho scambiato le ricette e cucinato con le amiche, perché non c’è niente di meglio che imparare insieme.
E così, la sfida di oggi non è quella di autoprodurre qualcosa, sarebbe stato un po’ troppo semplice, non credi? E’ quella di insegnarlo ad un amico/a, ai tuoi figli, in qualche laboratorio, a scuola, al tuo vicino/a di casa, al tuo compagno/a, a tua mamma. Se non puoi farlo oggi, comunque prova ad organizzarti per farlo nei prossimi giorni: prendi il telefono e offri un’ora del tuo tempo per insegnare ad autoprodurre qualcosa a qualcun altro, anche se quel qualcun altro non te lo ha chiesto. Ti assicuro che sarà tempo investito bene! Condividi la tua esperienza con l’hashtag #30ecodays e invita tuttə a fare altrettanto!
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